Un inizio nuovo

Fra presente e virtuale: ricominciare l’università

Settembre 2020, Bologna. Dopo il grande ritorno in aula e probabilmente due settimane di lezioni in presenza, alcuni di noi si ritrovano già a doverle seguire on line. A primo impatto ci dispiace, come crediamo dispiaccia a qualsiasi studente, professore o lavoratore che sta leggendo questo articolo e da poco ha ripreso a lavorare in presenza. Che cosa sta succedendo?

Da alcune settimane l’Università di Bologna, che ha indicato una linea guida a livello nazionale, sta disponendo di una nuova modalità di insegnamento chiamata blended o mista. Che cos’è la didattica mista? È quella modalità in cui un docente tiene lezione in aula con un numero ridotto di studenti (che si sono prenotati sulla piattaforma ‘Presente’) e contemporaneamente è collegato con altri che la seguono da remoto. Per rendere possibile il ritorno in aula, il nostro Ateneo ha investito milioni di euro in attrezzature tecnologiche, nel solco dell’innovazione alla didattica di cui tanto si parla. Ed è un investimento di questa portata che segna un punto di non ritorno. Sarebbe da sciocchi guardare agli scorsi mesi come una parentesi da dimenticare e non riconoscere le potenzialità di questi strumenti, anche a livello didattico. Allo stesso tempo questa nuova possibilità ha squarciato il velo di Maya, ha disintegrato la distrazione con cui spesso siamo andati in Università. Prima potevamo andarci per dovere, adesso no. Abbiamo bisogno di una ragione vera, perché è più facile rimanere a casa pensando di non perdere niente. Ma è proprio vero questo?

Nel ritornare in aula, di nuovo ci siamo chiesti: per che cosa rinunceremmo alla comodità del letto o della scrivania? All’Università che cosa chiediamo? Di essere solo un erogatore di informazioni, come già chiediamo al Web? E la didattica del futuro sarà interamente online? È tutto uguale adesso? No, non è tutto uguale. Vivere quotidianamente l’Università ha indubbiamente un valore aggiunto. Di fatto, arriviamo poco più che adolescenti ed usciamo come uomini e donne pronti a cambiare il mondo. Crescere e diventare grandi non significa appena accumulare competenze e titoli, ma investire in un rapporto con chi è più avanti di noi (i professori) e con chi è al nostro passo (i compagni di corso).

Grazie all’imprevisto di questi mesi abbiamo riscoperto che, in una società sempre più individualistica e frammentata, l’Università è uno dei pochi luoghi in cui resta possibile una cultura dell’incontro. Per questo, ora più che mai sentiamo il bisogno di una comunità viva (accademica e non) di cui i primi chiamati a far parte siamo noi studenti. A noi interessa per questo, a te?

di Pietro Ciocca e Ida Pia Tarantino

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