Tutto chiede salvezza

Il secondo romanzo di Daniele Mencarelli ci racconta un altro intenso capitolo della sua vita

Estate del 1994, mentre un caldo torrido affligge Roma e dintorni e l’Italia sta per incominciare i Mondiali americani, un ragazzo di vent’anni, Daniele, viene rinchiuso in una stanza d’ospedale a seguito di un violento attacco di rabbia. Dovrà essere sotto – posto a un trattamento sanitario obbligatorio (TSO). Insieme a lui, altri cinque individui, con cui trascorrerà la settimana di internamento, uomini ai margini della società, incompresi, estremi: dei pazzi. Travolti dalla vita proprio come Daniele, che non sa vivere se non al limite fra la vetta e il baratro.

Con Tutto chiede salvezza, Daniele Mencarelli torna a far parlare e a parlare di sé con il racconto intenso e drammatico della sua settimana trascorsa in TSO. Prequel de La casa degli sguardi, il libro ha riscosso un grande successo, classificandosi tra i sei finalisti per il Premio Strega e vincendo nella Sezione Giovani. Nel romanzo ogni parola è incastonata con precisione e le pagine si susseguono una dopo l’altra guidate da una prosa fluida e controllata che rivela la vocazione prima dell’autore: la poesia. Scandito in sette capitoli, uno per ogni giorno della settimana passata in ospedale, il libro invita all’immedesimazione, con il tempo figura costante di tutta l’opera.

Ma cosa significa salvezza? È la parola che Daniele ha tanto cercato e infine individuato come la definitiva e totale, capace di abbracciare il suo essere profondo. Una parola per dire tutto quello che voglio veramente, questa cosa che mi porto dalla nascita, prima della nascita, che mi segue come un’ombra, stesa sempre al mio fianco. Salvezza.

Ma a chi confessare questo segreto, con chi condividere questa ricerca? L’accenno di risposta si nasconde in bella vista tra quei letti appiccicosi e lo spazio claustrofobico. Il tempo da fuggire si tramuta nell’occasione di riconoscere nei suoi cinque compagni dei volti da chiamare amici, con cui ogni maschera e apparenza cede inesorabilmente alla realtà. Dunque, salvezza anche per Madonnina, Alessandro, Giorgio, Gianluca e Mario, che, come il chitarrista dei Queen a cui assomiglia, sa toccare le giuste corde del cuore e dare parole a ciò che dentro Daniele lotta per uscire e chiede risposta, compimento. Quei cinque pazzi sono la cosa più simile all’amicizia che abbia mai incontrato, di più, sono fratelli offerti dalla vita, trovati sulla stessa barca, in mezzo alla medesima tempesta, tra pazzia e qualche altra cosa che un giorno saprò nominare.

Giorno dopo giorno, fino alla dimissione dall’ospedale, seguiamo Daniele in una lotta serrata tra gli abissi della sofferenza umana e i piccoli miracoli quotidiani, che superano le barriere della ragione. Se a qualcosa può servire un libro, questo di Mencarelli ci ricorda ancora una volta che gli uomini, perfino i pazzi, non sono solo regolati dalla chimica ma “irrequieti e insaziati” portano “nel cuore l’amore disperato verso tutte le cose”.

Ma non sono proprio io a desiderare un significato per tutto? Se fosse proprio questa la radice? Piantata talmente a fondo da sentirla senza poterla vedere. Perché non posso negarlo a me stesso. Io quella nostalgia la sento. La vivo.

di Ludovico Radicchi

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