Patto educativo globale

Una riflessione sull’iniziativa indetta da Papa Francesco: cosa significa educare?

Un proverbio africano dice che “per educare un bambino serve un intero villaggio”. Ma dobbiamo costruirlo, questo villaggio, come condizione per educare.”

Con queste parole Papa Francesco lancia l’iniziativa che avrà a tema “Ricostruire il patto educativo globale”, un incontro che, causa Covid-19, si terrà online, sul canale YouTube di Vatican media, il 15 ottobre. L’incontro proposto dal Santo Padre verterà dunque sull’educazione. Una novità, perché di educazione si sente sempre meno parlare. Parole, spesso a vanvera, sono spese per l’istruzione, per il fatidico concorso per l’insegnamento, per banchi a rotelle monoposto, per il rossetto dell’Azzolina… Ma sull’educazione nessuno dice nulla. E dire che tutti ormai leggiamo strascichi di una grossa emergenza educativa sulle cronache: dalla baby gang di Lizzano che prende a mazzate una croce sui colli, a Willy Monteiro pestato a morte a Colleferro; fino ad arrivare a Lecce, dove il ventunenne Antonio De Marco uccide a sangue freddo una coppia di amici.

Come una madre che vede il proprio figlio insicuro su dove poggiare il piede, Papa Francesco ci afferra per mano, mostrando la strada a chi la strada, la deve far seguire. Quindi invita tutti: famiglie, scuole, università coinvolgendo quanti più educatori possibili, credenti o non, per muovere insieme un passo di consapevolezza nell’affrontare un’emergenza educativa davanti agli occhi di tutti. “Educare” dice all’inizio di febbraio “non è solo trasmettere concetti, questa sarebbe un’eredità dell’illuminismo che bisogna superare, ossia non trasmettere solo concetti, ma è un compito che esige che tutti coloro che ne sono responsabili — famiglia, scuola e istituzioni sociali, culturali, religiose… — vi partecipino in modo solidale. In tal senso, in alcuni paesi si dice che si è rotto il patto educativo perché manca questa partecipazione sociale all’educazione. Per educare bisogna cercare d’integrare il linguaggio della testa con il linguaggio del cuore e il linguaggio delle mani. Che un alunno pensi ciò che sente e ciò che fa, senta ciò che pensa e ciò che fa, faccia ciò che sente e ciò che pensa. Integrazione totale.”

Senza perderci in teorie troppo complicate o nella lettura di infiniti saggi di pedagogia, Francesco ancora una volta ci richiama alla semplicità affermando che “non si può educare senza indurre alla bellezza, senza indurre il cuore alla bellezza.” Per indurre alla bellezza serve qualcuno che te la mostri, come un’amica che piega con attenzione i tovaglioli mentre apparecchia e accorgendotene lo inizi a fare a casa tua. Ecco, questa è l’educazione, non un’imposizione: “Piega bene i tovaglioli!”. È l’adesione a qualcosa di bello che poi può essere comunicato al mondo.

di Tommaso Baronio

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