Ma che vor’ dì poi libertà

È notizia delle ultime ore che l’Assemblea nazionale del popolo cinese ha approvato con larghissima maggioranza una legge sulla sicurezza che permetterà di arrestare sul territorio di Hong Kong chiunque verrà accusato di terrorismo e sovversione. In pratica, qualsiasi protesta, manifestazione o dimostrazione, anche pacifica potrà essere giudicata contraria e potenzialmente pericolosa per il sistema cinese e si procederà con l’arresto coadiuvato da un massiccio intervento di forze armate. Siamo di fronte a una misura che restringe notevolmente gran parte delle libertà della società civile di Hong Kong, in primis quella di espressione e di parola. Le conseguenze più pratiche saranno la censura e l’oscuramento di giornali, scrittori, liberi pensatori e dei vari canali di comunicazione come già avviene in Cina. Nei prossimi mesi, cioè fino a quando la legge non sarà ufficialmente messa in vigore dal governo di Hong Kong, si giocherà forse una battaglia ancor più impegnativa di quelle a cui abbiamo assistito nel corso di questo ultimo anno: un’enclave di sette milioni di abitanti contro lo stato più popoloso del mondo, un sistema economico liberale contro uno statalizzato, democrazia contro ideologia. Ma più a fondo, un modo di concepire l’esistenza e i principi di cui è costituita una persona radicalmente diversi.

Negare la libertà è negare uno dei pilastri costitutivi di ciascun essere umano e la parola fondamentale da cui partire per qualsiasi discorso civile e sociale, ma non significa annullarla perché essa, per chi ha la coscienza che sia un dono, resiste strenuamente. Eppure la libertà, come qualsiasi fatto umano, può essere equivocata o barattata con soluzioni a poco prezzo mentre i giovani di Hong Kong ci dimostrano che la partita si gioca ad un livello più alto.

È strano pensare che, quasi fossimo su una bilancia che tenta di equilibrarsi, se dall’altra parte del mondo si affossa la dignità di una persona, da noi in Italia e in Europa, assistiamo ai primi, tiepidi o emozionali tentativi di ristabilire una normalità, di riconquistare i nostri spazi e i nostri tempi. Da entrambe le situazioni emerge un attaccamento alla vita e uno slancio che nessuna legge o DPCM potrà mai fino in fondo catalogare.

Ma come di là si combatte contro l’imposizione di una realtà che non è quella che i cittadini di Hong Kong desiderano per il futuro, così anche noi possiamo correre il rischio di imporre o tentare di ripristinare una realtà che in questo particolare momento può non funzionare.

La libertà è partecipazione” canta Gaber nella sua famosa canzone La libertà. Ma cosa significa? Significa che l’uomo è esigenza di libertà e di adesione, in primis alla sua realtà quotidiana. È un’esigenza naturale che può sfociare in un assoluto essere “liberi di” e “liberi da”, ma questa è un’utopia che non esiste e si chiama anarchia. Tutti siamo vincolati a delle decisioni e la storia, la letteratura, l’esistenza quotidiana sono testimonianze di come la vera statura di un uomo e di una donna spesso si scopre nella relazione, nel dialogo, nel confronto con la realtà, cioè “dipendenti da” qualcosa che ci rende “liberi di” scegliere. Tutto ciò richiede quindi impegno e sacrificio, per questo la libertà è sacra (sacrum-facere). David Foster Wallace nel suo speech ai laureati del Kenyon College dice:

“Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri e di sacrificarsi costantemente per loro, in una miriade di piccoli modi che non hanno niente a che vedere con il sesso, ogni santo giorno. Questa è la vera libertà. Questo è imparare a pensare”

Cioè niente a che vedere con l’istinto o emozioni sfrenate, ma la scelta di non sottomettere la “ragione al talento” per dirla con parole di Dante: la scelta se aderire a ciò che abbiamo davanti o scendere a facili compromessi. I cittadini di Hong Kong sono l’esempio che un compromesso non è possibile nel momento in cui si attacca ciò che rende una persona tale: ragione e libertà. Ma questo lo possiamo sperimentare tutti i giorni della nostra vita, in tutti quei rapporti per noi fondamentali e in particolare oggi, nella situazione in cui siamo immersi. Ci siamo scontrati con la limitazione di ciò che eravamo abituati a fare, dipendenti, controvoglia, da una realtà dura. Ora che possiamo uscire di nuovo possiamo capire se questo è veramente ciò che attendevamo.

È una grande sfida, non svalutiamola anche perché Hong Kong ci dimostra che la libertà può e deve essere sempre riguadagnata.

1 G. Gaber La libertà, 1973

2 D.F. Wallace Questa è l’acqua- Discorso ai laureati del Kenyon College 2006, Einaudi, 2009

3 D. Alighieri, Inferno-Canto V vv. 39, Mondadori, 2014

di Ludovico Radicchi

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