poivorrei

Ieri stavo impazzendo in casa. Non ne potevo più delle solite cose: del solito latino che studio con pochi risultati, del libro che sto leggendo, di mia mamma e di mia sorella. Quindi sono uscito. Sì, sono uscito e sono andato in un luogo che per me significa pace: una libreria. A Ravenna una è aperta e mi ci sono fiondato.

Aria aperta e libri, cosa c’è di meglio?

La libreria è in centro, quindi mi sono avviato a piedi per le stradine e ho trovato la città desolata, com’è giusto che sia, e la libreria chiusa, perché aperta solo di mattina.

Un giro a vuoto nel vuoto. Mi sono imbattuto nel paradosso più totale: uscire a prendere una boccata d’aria è stato come rimanere a casa. Sono quindi tornato sul mio divano amareggiato e anche un po’ incredulo, non riuscendo a capire cosa volessi in quel momento, visto che uscire non era la risposta.

Facile, la vita di prima.

Così arrivo a tavola e racconto la sensazionale scoperta alla mia famiglia, da cui non ricevo un’ovazione o un premio, anzi… “Sei come uno studente a maggio, che non riesce più a tenere le gambe sotto il banco e freme dalla voglia di andare al mare, ma quello di cui non ti accorgi è che tutte le estati a fine agosto ti stanchi di andarci.”

No, neanche la vita di prima è la risposta.

Arrabattato in mille elucubrazioni, mi imbatto in una pagina Instagram, nuova e singolare: poivorrei, un elenco, una serie di pensieri e piccoli desideri che molti di noi hanno in questo periodo di isolamento.

poivorrei un caffè al banco grazie.

poivorrei tornare a cantare le nostre canzoni a squarciagola in macchina.

poivorrei usare Google Maps.

Insomma, una serie di piccole cose che oggi notiamo e che ci mancano. Idea simpatica, che è diventata un caso sui social, raggiungendo in pochissimo oltre i 240mila followers.

Peccato però che, come è stato per me l’andare in libreria, nessuna di queste piccole cose, nemmeno la vita di prima, colmerà l’enorme vuoto che la quarantena ha piano piano risvegliato in noi. Il vuoto non si colmerà nemmeno quando qualcuno mi servirà un caffè al bar, che ho raggiunto con Maps, mentre sono coi miei amici, perché dopo un mese che la vita fuori sarà ricominciata, non ci stupiremo più e torneremo a guardare tutto come prima.

Che cosa desideriamo realmente?

«Una crisi ci costringe a tornare alle domande; esige da noi risposte nuove o vecchie, purché scaturite da un esame diretto; e si trasforma in una catastrofe solo quando noi cerchiamo di farvi fronte con giudizi preconcetti, ossia pregiudizi, aggravando così la crisi e per di più rinunciando a vivere quell’esperienza della realtà, a utilizzare quell’occasione per riflettere, che la crisi stessa costituisce» (H. Arendt, Tra passato e futu­ro, Garzanti, Milano 1991, p. 229).

Incredibile come la quarantena apra domande che avevamo bellamente archiviato, le domande ultime del nostro cuore, del nostro io.

Poi ho pensato a un bar caro a noi universitari: Floriano. Il caffè lo potrei prendere benissimo alle macchinette, ma da quando la mia fidanzata mi ha presentato Mario, il barista, vado sempre lì, perché il caffè è più buono ora che so che a servirmelo è Mario, ora che conosco il volto dietro quella tazzina di caffè.

Abbiamo bisogno di una vita che renda nuovo e appassionante tutto quello che facciamo, che ci faccia innamorare di ogni momento che può essere vissuto solo se amato. Perciò diamo un giudizio su quello che desideriamo ora, perché se non lo diamo questo poivorrei si fermerà ad essere la classica “sentimentalata acchiappa like”, e dei nostri desideri e della bellezza delle piccole cose ci saremo dimenticati appena dopo un mese di fase 3. Quindi vi lascio il mio poivorrei:

poivorrei

riconoscere la vita in ogni cosa, perché io possa essere sempre ridestato e attento.

di Tommaso Baronio

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