Sex education

“Ci hanno dato un cuore in mezzo alle gambe, / ma senza le istruzioni per usarlo”.

“Ci hanno dato un cuore in mezzo alle gambe, / ma senza le istruzioni per usarlo”. È questo un verso del brano Mancarsi dei Coma Cose che riassume bene gli anni della pubertà prima e dell’adolescenza e giovinezza poi, e che altrettanto precisamente tratteggia la dinamica messa a tema dalla nuova e già applauditissima serie Netflix Sex Education. L’argomento è, oltre che sempre attuale, certamente accattivante per il giovane pubblico di spettatori, più o meno “esperto” dell’argomento, che ne divora divertito le puntate. Eppure, un’osservazione più attenta della realtà messa in luce dai produttori della serie non può che lasciare un certo retrogusto amaro. E seriamente è sorta in noi una domanda: in questo marasma di sensazioni e di tensioni, chi può aiutarci a mettere in ordine i nostri confusi pensieri? Ma soprattutto, c’è qualcuno che ancora crede nel valore unico e preziosissimo del rapporto sessuale come dimensione più profonda e intima dell’amore? Che non lo giudichi semplicemente “bello” come potrebbe essere mangiare un panino alla mortadella o bere un buon vino, ma che ne indaghi il valore, il significato, il suo vero mistero, che i Coma Cosa hanno ben intuito, tanto da chiamarlo cuore? Qualcuno che non si limiti ad essere per noi un manuale d’istruzioni per l’uso di contraccettivi, ma un volto che ci insegni ad amare il nostro corpo, a rispettarlo e ad usarlo, nella consapevolezza della meraviglia che l’atto sessuale porta in sé?

Mossi da queste provocazioni, e in cerca di risposte ai nostri interrogativi a riguardo, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere Patrizio Calderoni, ginecologo, che collabora con le scuole della provincia bolognese, dalle elementari alle superiori, prima con i genitori e poi con gli adolescenti come tutor del programma Teen Star. Le sue parole durante una conferenza hanno suscitato in noi interesse verso questo progetto, e a lui ci siamo rivolti per un approfondimento ulteriore, incontrandolo personalmente.

Teen Star è un programma di educazione all’affettività ideato negli anni ’80 dalla dott.ssa Hanna Klaus, docente presso la George Washington University, ed oggi applicato in 56 Paesi. Ciò che ha destato il nostro interesse, in particolare, è stato il fine che questo progetto si propone: esso, infatti, non è rappresentato (solamente) dalla sensibilizzazione degli adolescenti relativamente all’ambito delle malattie sessualmente trasmissibili e da una guida alla protezione da esse, ma dall’educazione alla scoperta della bellezza del proprio corpo in quanto “mezzo e strumento di relazione”. Il percorso prende avvio dall’assunto che la persona sia costituita da cinque dimensioni, fisica, emozionale, sociale, razionale ed esistenziale, e che l’armonia tra tali dimensioni presupponga la conoscenza di sé stessi e dei propri ritmi biologici. Sono pertanto previsti percorsi non solo per bambini, adolescenti e giovani (nella loro età evolutiva), ma anche per genitori, insegnanti ed educatori.

Il percorso attuato da un tutor Teen Star, come il dott. Calderoni, è un vero e proprio accompagnamento dei giovani, articolato in otto lezioni, svolte nell’orizzonte della responsabilizzazione del singolo. Lo scopo è quello di fornire al ragazzo gli strumenti necessari per comprendere il proprio corpo, saperlo rispettare e usare di conseguenza, indagare il significato dei gesti che con esso si possono compiere, e capire il più ampiamente possibile il nesso che si instaura tra l’uso del corpo e la sfera affettiva in senso lato: il percorso ha pertanto il suo seguito nella coscienza personale dei giovani ragazzi, che col tempo iniziano a maturare un certo giudizio, seppure embrionale, riguardo all’affettività. Lo dimostra l’esempio, raccontatoci dal dott. Calderoni, di un bambino di quinta elementare che, tornato a casa, avrebbe detto alla madre: “Mamma, ho capito tutto! Sono nato perché tu e papà vi volete bene!”.

L’idea che muove questo progetto è risultata, ai nostri occhi, subito interessante, ma soprattutto innovativa. In primo luogo per le sue premesse: si parte infatti dall’assunto che l’umano non sia costituito da parti diverse e sconnesse tra loro, ma che al contrario esse partecipino tutte della personalità del singolo, e che solo tenendo presente questa unità tra le parti (le cinque dimensioni citate in precedenza) sia possibile vivere il rapporto sessuale con la consapevolezza di quale sia il suo significato, e quindi con uno scopo. Forse che poi, se si guarda bene, si scopre che in esso si nasconde qualcosa di molto più profondo, misterioso di quello che si vede a colpo d’occhio? È la stessa domanda che si è posto Giulio Rapetti (in arte Mogol) quando ha scritto di quel “mare nero” della prima volta tra due giovani in una “cantina buia”, che Battisti ha regalato al mondo nel novembre del 1971.

Nel suo libro Amare ed essere amati, Pilar Vigil descrive magistralmente la dinamica dell’atto sessuale come integrazione tra le 5 parti costitutive dell’uomo, che il progetto Teen Star rappresenta con le 5 punte della stella: “(Il rapporto sessuale) dovrebbe essere un atto di relazione, cioè un atto di incontro” dice, “in cui i due dovrebbero esprimere il loro desiderio di unione intima sia fisica sia spirituale. Nudi fisicamente dovrebbero esserlo anche spiritualmente. La nudità del rapporto fisico ha di sicuro un estremo valore comunicativo nella relazione affettiva, in quanto rappresenta il desiderio di mostrarsi, senza nascondere nulla all’altro; rappresenta pertanto l’atteggiamento di disponibilità dell’uomo e della donna ad accogliere l’amore dell’altro, senza porre maschere, per donarsi e prepararsi ad essere ricevuti dall’altro così come si è, apprezzandosi vicendevolmente come dono l’uno all’altro. “Questo tratto interpersonale dell’atto sessuale, continua Pilar, mentre è fonte di gioia, impone anche delle limitazioni. Quando ci si relaziona con l’altro, in quanto persona, non lo si può trattare come un oggetto […]. Non si dovrebbe dunque smettere mai di sottolineare l’importanza della reciprocità dell’amore, perché senza di essa il darsi all’altro può distruggere l’identità di uno dei due. D’altra parte,” conclude “c’è un limite in base al quale, per quanto amino, gli uomini e le donne non potranno mai darsi interamente all’altro, perché sono padroni solo di sé […]. In questo modo, le persone uniscono i loro corpi, ma non possono fondersi tra loro, anche volendolo”.

(Ecco allora spiegate le parole del ragazzino citate dal dott. Calderoni, “sono nato perché tu e papà vi volete bene”: il rapporto sessuale, dimensione in tutto privata e intima dell’amore – e per così dire esclusiva – include in realtà in sé tutto dell’uomo, corpo e spirito, e, realizzato come dono di sé all’altro, acquista un’intensità enorme, capace di dilatarsi ulteriormente e rendersi visibile, fin nel suo frutto che sono i figli.)

È una prospettiva di questo tipo ciò da cui, in ultimo, siamo rimasti affascinati. C’è qualcosa di profondamente diverso in questo modo di guardare alla potenzialità dell’atto sessuale, rispetto a come siamo abituati a considerarlo e trattarlo; e allo stesso tempo, qualcosa capace di suscitare in noi un viscerale interesse: vogliamo poter vivere il rapporto fisico così come Pilar lo descrive. Percependo istintivamente la bellezza di questo gesto, desideriamo tuttavia essere capaci di farne uso responsabilmente, cioè di “soppesarne” il valore, come dice la parola stessa, e quindi crescere nella consapevolezza che l’atto sessuale, se accolto con serietà, può davvero rappresentare un arricchimento nell’ambito della relazione affettiva. La fisicità, considerata in quanto dimensione relazionale dell’umano, nella prospettiva indicata da Calderoni, porta in sé la stessa capacità comunicativa della parola. Per questo, un approccio che tenga conto di questo aspetto fa del rapporto sessuale, nell’intimità dell’atto, una modalità di trasmissione massimamente intensa del proprio affetto nei confronti della persona amata, capace di acquistare profondità ulteriore nella reciprocità del gesto, in quanto vicendevole e simultanea comunicazione dell’amore. Desideriamo poter vivere il rapporto sessuale come ambito ultimo dell’espressione del nostro stupore nei confronti dell’amato.

Quando sarò capace di amare

Vorrò una donna che non cambi mai

Ma dalle grandi alle piccole cose

Tutto avrà un senso perché esiste lei

Potrò guardare dentro al suo cuore

E avvicinarmi al suo mistero

Non come quando io ragiono

Ma come quando respiro

Giorgio Gaber, “Quando sarò capace di amare”

di Anna Rebecca Ceccarelli, Ida Pia Tarantino e Tommaso Baronio

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