Una barca nel bosco

Gaspare Torrente è una barca, o meglio, è un ragazzo che non può fare a meno di sentirsi una barca in un grande bosco oscuro e immobilizzante. E si sa che le vele spiegate di una barca servono a poco fra rami e foglie che intralciano il cammino. Gaspare Torrente è anche il protagonista del libro “Una barca nel bosco” di Paola Mastrocola, professoressa di italiano e scrittrice. Fuori tempo, fuori luogo, inadatto ad ogni situazione il nostro “antieroe”, dalla sua isola nel Sud, è catapultato in un mondo che non gli appartiene, quello di un liceo di Torino. Fra abiti griffati, desiderio di appartenere al branco e insegnanti inadeguati il suo talento per lo studio e in particolare per il latino non possono che causare imbarazzo e isolamento dai compagni di scuola. L’unica soluzione sembra omologarsi ed entrare in un vortice fatto di dubbi e solitudine. Con un’ironia amara, che non sfocia nel cinismo, la penna di un’insegnante e un’attenta osservatrice dei giovani come la Mastrocola ci interroga su quanto sia facile il rischio di perdere sé stessi e la propria vocazione, specie in un ambiente come la scuola, se perde di vista la sua missione culturale e educativa. Tuttavia, l’abbandono di ogni sogno e possibile autodeterminazione non regge di fronte a un amico che ci richiama costantemente ad uscire dall’acqua per respirare di nuovo. È quello che sperimenterà Gaspare, destinato ad un inevitabile naufragio, ma riacciuffato dal riscatto etico ed estetico che la vita gli offre e a cui un amico darà forma compiuta. Seppur lontano da un ovvio successo “scolastico” troverà in modo imprevisto radici su cui crescere nel bosco-mondo della sua esistenza e per realizzare, infine, la sua natura. Perché, dopotutto, radici su cui poggiare e riferimenti veri a cui guardare e saper tornare è ciò che ci sembra mancare, in questo tempo così confuso. Il rischio di essere sbattuti via dalla prima tempesta è reale, così come quello di vivere in un eterno presente dove ogni nostra convinzione diventa valore assoluto e indiscutibile o altrimenti protesi ad un futuro che non sappiamo da dove si origini. Avere radici, però, non significa restare immobili come un albero secolare ma saper dare significato alla realtà che ci circonda, “perché la carne valga e duri qualcosa di più che un comune gioco di stagione”, direbbe Pavese. E se di certo una barca in un bosco non naviga, un ragazzo con radici profonde avrà almeno un criterio per scegliere fra i vari sentieri che la vita gli presenterà davanti.

di Ludovico Radicchi

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