Il mestiere più difficile del mondo. L’educazione e i suoi testimoni

Intervista a Elena Ugolini, Preside del Liceo “Malpighi” di Bologna

In che modo il tema delle dipendenze viene preso in considerazione in questa scuola? Si affronta o è un taboo?

Domanda difficile… Quello che vedo è che i ragazzi sono molto fragili. Durante il periodo delle superiori emergono, come la punta di un iceberg, fragilità che hanno radici profonde e si manifestano in quello che voi chiamate dipendenze. Ci sono persone che si rifugiano nel cibo o fuggono dal cibo oppure hanno delle crisi di panico e di ansia che possono sfociare nella depressione. Qui non abbiamo mai avuto casi di dipendenza da droga, alcol o gioco, infatti abbiamo sempre creato occasioni mediante le quali gli studenti entrassero in contatto con chi da queste esperienze ne è uscito, per esempio con i ragazzi della comunità l’Imprevisto di Silvio Cattarina: con gli adolescenti non servono discorsi ma esperienze di chi ha toccato il fondo e poi si è rialzato. È un’altra prospettiva: la dipendenza è affidarsi a qualcosa che dia contentezza sul momento, il contrario invece è poter crescere e godersi la vita, facendo un’esperienza significativa con i propri amici.

I ragazzi particolarmente fragili, una volta usciti dal liceo, si sentono completamente soli e non riescono ad affrontare le responsabilità che la vita universitaria richiede. Per cui, quando emergono i problemi durante l’adolescenza, gli adulti spesso non se ne accorgono e occorre che i professori lo facciano presente. Mi sono resa conto che, nonostante i problemi, se la scuola si assume un compito educativo, oltre che didattico, può fare la differenza: si crea un rapporto con i ragazzi che li aiuta in queste difficoltà, visto che lo studio è la prima cosa che si abbandona quando si sta male.

A proposito dell’alimentazione, nella nostra nuova scuola di Villa Revedin abbiamo avviato un progetto che consiste nel curare il pranzo in modo diverso, dato che in alcune case ognuno mangia il proprio pasto riscaldato al microonde davanti alla televisione. Uno dei temi che mi piacerebbe sviluppare in futuro è questo: come puoi prenderti a cuore delle persone che hai vicino attraverso il cibo? Chi trasforma il momento del mangiare in un momento di colloquio o incontro? Credo che il disturbo alimentare sia legato anche a questo.

Un’altra cosa che ho scoperto come madre è che nell’educazione dei figli non c’è nulla di meccanico e che la cosa più importante è lasciare all’altro la possibilità di esistere davanti a te. Invece quando si è preoccupati solo di dove si vuole arrivare, ci si dimentica della persona con cui affrontare il percorso. Come quando si sta per partire per un lungo viaggio, ci si preoccupa dei bagagli, di arrivare in orario e poi si lascia indietro il passeggero. Il tema dell’educazione si gioca in questo portare a bordo le persone che ti sono affidate. Provate a pensare ad una classe: è difficile che tutti gli alunni alle 8 di mattina ascoltino, occorre saperli guardare e trovare il modo giusto per arrivare a loro. Questo richiede una grande energia! Come Amore è figlio di Povertà e Ricchezza, così l’educazione è figlia della ricchezza di ciò che si ha e della povertà di ciò che non si sa e che non è nelle proprie mani.

Perché un genitore o un ragazzo dovrebbe scegliere questa scuola? Cosa propone in più o di diverso rispetto alle altre?

In questa scuola si fa un’esperienza molto bella di conoscenza. La scuola è un luogo straordinario in cui si incrociano moltissimi mondi e in cui si aprono finestre nuove; poi qui ci sono professori preparati ed appassionati che lavorano insieme anche per migliorarsi. In sintesi, per il gruppo di insegnanti che c’è. La scuola la fanno sempre i docenti assieme agli studenti.

Cosa pensa dell’importanza che si dà oggi al supporto psicologico per gli alunni e i docenti?

Noi volutamente non abbiamo uno psicologo perché è importante che il professore si prenda la responsabilità educativa e non solo didattica. Questa tendenza all’esperto psicologo che deve rispondere alle domande esistenziali nasce da una grande fragilità degli adulti che non sanno più per cosa vivere, non sanno stare davanti alle domande più profonde dei ragazzi e dei loro figli. Dentro la scuola c’è proprio fame di personalità vere che sappiano reggere anche a domande che non sono solo «quanto fa due più due?». Poi la figura dello psicologo è essenziale quando ci sono delle patologie, perché il professore o il genitore arriva fino a un certo punto, quindi l’intelligenza del prof o del genitore sta nel capire quando c’è bisogno dell’esperto. Bisogna tenere distinti i ruoli. Ci sono ragazzi che ricordano quello che gli hai detto a distanza di mesi, quindi come li guardi, se li chiami per nome o per cognome, se gli chiedi come è andata sabato la partita, per loro sono cose enormi.

Anch’io, per esempio, ho studiato Filosofia grazie a una professoressa che, quando sono diventata Sottosegretaria al MIUR nel 2011 mi ha scritto: «Brava Elena, avevo visto bene quando ho creduto in te». Mi commuovo ancora adesso.

di Isabella Colliva, Ida Pia Tarantino, Maria Teresa Ravaioli

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